le belle bandiere?

I due mesi trascorsi dal mio ultimo post sono stati così pieni di eventi che è impossibile ricapitolarli tutti, e non lo farò. Tanto più che molti in Italia e fuori si sono autoproclamati esperti di Turchia, e io, in tredici anni di frequentazione amorevole di quel paese, ci capisco sempre di meno. Allora ti chiedi quale sia il posto, il ruolo, la forza della poesia di fronte a tanta violenza, a tanto odio, a tanto fascismo.

In questo momento una marea di bandiere rosse con la mezzaluna bianca riempie il piazzale di Yenikapı, bubbone di cemento nato per ospitare le adunate di Erdoğan. Si declamano improbabili inni al conquistatore di Costantinopoli, mentre i commentatori di CNN Türk decantano il fatto che “da così tanto male è nato un così grande bene!” (mentre nel sud-est del paese continua una guerra ormai decennale)…

Resta da capire quanto bene faccia a un paese spaccato, polarizzato e violentato una retorica che risponde violenza a violenza, odio a odio, vendetta a vendetta. La poesia rifiuta il potere, lo critica e lo provoca. Mentre lo schermo puntato su Yenikapı trabocca parole di potere, sangue, rivalsa.

Le bandiere serviranno a fasciare le ferite aperte di questo amato Paese, o si trasformeranno in lance con cui proseguire la guerra?

 

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